domenica 20 dicembre 2020
PIANIGA, I CARABINIERI ARRESTANO UN MOLDAVO PER FAVOREGGIAMENTO DELL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE
Ieri i carabinieri della Tenenza di Dolo, coordinati dal tenente Francesco Ferrara, sono intervenuti a Pianiga per rintracciare E.P, autotrasportatore moldavo di 33 anni. I militari dell'Arma hanno arrestato l'uomo, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità greche, a seguito di condanna per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare. La sentenza greca, emessa nel 2018, ha condannato il moldavo per fatti accaduti al 2014, quando E.P. avrebbe trasportato illegalmente in Grecia (previo esborso di una somma in denaro) sette siriani e un iracheno, fuggiti dalla guerra nei rispettivi Paesi. Il reo è stato poi tradotto al carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia, dove resta a disposizione dell'autorità giudiziaria.
giovedì 5 novembre 2020
ALL'OSPEDALE DI DOLO UN AMBULATORIO PER I MALATI CHE HANNO SUPERATO IL COVID: MONITORATI GLI ESITI
Si sono ammalati di Coronavirus, sono stati curati per questa infezione negli ospedali dell’ULSS 3 Serenissima, sono stati dimessi e ora frequentano l’ambulatorio post Covid messo in piedi ad hoc solo per loro quattro mesi fa. Sono una cinquantina di pazienti, per la maggior parte cardiopatici, ipertesi, diabetici, obesi, dismetabolici, nefropatici. L’ambulatorio post Covid si trova fisicamente al quarto piano dell’ospedale di Dolo, ed è gestito dal reparto di Pneumologia dolese in sinergia con l’ospedale hub dell’Angelo, a cui vengono assegnati invece i casi più complessi.
L’ambulatorio lavora a pieno regime da quest’estate: visita, monitora e cura i pazienti che hanno contratto il Covid, sono stati curati negli ospedali dell’ULSS 3, sono stati dimessi e hanno accettato di farsi seguire periodicamente dall’ambulatorio. Tra la cinquantina di pazienti seguiti, gli uomini sono il triplo delle donne. Hanno dai venti agli ottant’anni d’età, ma si concentrano soprattutto nella fascia che va dai cinquanta ai settant’anni.
Durante le visite il paziente viene sottoposto a tre esami diagnostici: il primo è la spirometria, che dimostra la funzionalità respiratoria e rileva se ci sono danni funzionali ai polmoni. Il secondo esame è la radiografia, per capire se esiste un danno organico/anatomico. Il terzo esame è il test Dlco, che permette di determinare la capacità polmonare nello scambiare l’ossigeno tra alveoli e capillari. Se necessario, viene poi richiesta anche una Tac, per osservare ancora meglio lo stato dei polmoni.
«La risposta dei pazienti che abbiamo visto in questi mesi - spiega il responsabile dell’ambulatorio, il pneumologo Accurso Aloi - è stata per la maggior parte molto buona. A tanti pazienti che erano stati dimessi con l’ossigeno, ora lo abbiamo tolto perché nettamente migliorati. Abbiamo dato prima priorità ai pazienti che per colpa del Covid sono stati in rianimazione, poi a quelli ospedalizzati ma mai intubati».
Commenta il direttore generale Giuseppe dal Ben: «L’ambulatorio post Covid accompagna chi ha vissuto l’aggressività di questo virus, tanto da essere passato per un letto di degenza o di terapia intensiva. Oltre a curare e raccogliere dati relativi ai residui che il virus, una volta andato via, ha lasciato nel corpo di questi pazienti, l'ambulatorio diventa il simbolo della presenza dell'ULSS nei loro confronti, anche dopo la guarigione dall’infezione. Gli ex pazienti di Covid non vengono lasciati soli, ma sono seguiti dopo aver costruito per loro una corsia dedicata».
Paralisi della lingua, sindrome di Gulliain-Barré, compromissione respiratoria a lungo termine, insonnia, risveglio notturno improvviso, affaticabilità, ipossemia prolungata. Sono gli strascichi più gravi lasciati dal Coronavirus alle spalle dei pazienti che hanno superato l’infezione, rilevati soprattutto nei dieci casi più critici seguiti dalla Pneumologia dell’Angelo.
«Gli esiti nel tempo più comuni - prosegue il primario Lucio Michieletto - sono quelli di tipo fibrotico della polmonite interstiziale: in alcuni non c’è stata una completa normalizzazione del polmone, e il Covid ha indotto un’iniziale fibrosi polmonare. Questo potrebbe comportare il rischio, in alcuni casi, di un’insufficienza respiratoria permanente, fino alla necessità di ossigeno supplementare nel quotidiano».
Nessun asmatico o affetto da sindrome respiratoria cronica si è presentato all’ambulatorio post Covid: «Tra i pazienti negativizzati che visitiamo dopo la fase acuta dell’infezione da Coronavirus e le dimissioni ospedaliere, non ci sono quelli a noi più noti, affetti da patologie respiratorie croniche come asma o broncopneumopatia cronico ostruttiva - dice il primario di Pneumologia dell’ospedale di Dolo, Manuele Nizzetto - perché la maggior parte di questi pazienti sembra non aver contratto il virus.
Sorprende che i pazienti respiratori si siano riacutizzati molto meno con l’arrivo delle prime infezioni respiratorie portate dal freddo. Probabilmente questo è avvenuto perché si sono tutelati. Non solo sono stati attenti a non contrarre il Covid 19 uscendo il meno possibile, mantenendo le distanze e utilizzando la mascherina: ma l’utilizzo di questi comportamenti ha allontanato anche il rischio di contrarre altre infezioni».
L’ambulatorio lavora a pieno regime da quest’estate: visita, monitora e cura i pazienti che hanno contratto il Covid, sono stati curati negli ospedali dell’ULSS 3, sono stati dimessi e hanno accettato di farsi seguire periodicamente dall’ambulatorio. Tra la cinquantina di pazienti seguiti, gli uomini sono il triplo delle donne. Hanno dai venti agli ottant’anni d’età, ma si concentrano soprattutto nella fascia che va dai cinquanta ai settant’anni.
Durante le visite il paziente viene sottoposto a tre esami diagnostici: il primo è la spirometria, che dimostra la funzionalità respiratoria e rileva se ci sono danni funzionali ai polmoni. Il secondo esame è la radiografia, per capire se esiste un danno organico/anatomico. Il terzo esame è il test Dlco, che permette di determinare la capacità polmonare nello scambiare l’ossigeno tra alveoli e capillari. Se necessario, viene poi richiesta anche una Tac, per osservare ancora meglio lo stato dei polmoni.
«La risposta dei pazienti che abbiamo visto in questi mesi - spiega il responsabile dell’ambulatorio, il pneumologo Accurso Aloi - è stata per la maggior parte molto buona. A tanti pazienti che erano stati dimessi con l’ossigeno, ora lo abbiamo tolto perché nettamente migliorati. Abbiamo dato prima priorità ai pazienti che per colpa del Covid sono stati in rianimazione, poi a quelli ospedalizzati ma mai intubati».
Commenta il direttore generale Giuseppe dal Ben: «L’ambulatorio post Covid accompagna chi ha vissuto l’aggressività di questo virus, tanto da essere passato per un letto di degenza o di terapia intensiva. Oltre a curare e raccogliere dati relativi ai residui che il virus, una volta andato via, ha lasciato nel corpo di questi pazienti, l'ambulatorio diventa il simbolo della presenza dell'ULSS nei loro confronti, anche dopo la guarigione dall’infezione. Gli ex pazienti di Covid non vengono lasciati soli, ma sono seguiti dopo aver costruito per loro una corsia dedicata».
Paralisi della lingua, sindrome di Gulliain-Barré, compromissione respiratoria a lungo termine, insonnia, risveglio notturno improvviso, affaticabilità, ipossemia prolungata. Sono gli strascichi più gravi lasciati dal Coronavirus alle spalle dei pazienti che hanno superato l’infezione, rilevati soprattutto nei dieci casi più critici seguiti dalla Pneumologia dell’Angelo.
«Gli esiti nel tempo più comuni - prosegue il primario Lucio Michieletto - sono quelli di tipo fibrotico della polmonite interstiziale: in alcuni non c’è stata una completa normalizzazione del polmone, e il Covid ha indotto un’iniziale fibrosi polmonare. Questo potrebbe comportare il rischio, in alcuni casi, di un’insufficienza respiratoria permanente, fino alla necessità di ossigeno supplementare nel quotidiano».
Nessun asmatico o affetto da sindrome respiratoria cronica si è presentato all’ambulatorio post Covid: «Tra i pazienti negativizzati che visitiamo dopo la fase acuta dell’infezione da Coronavirus e le dimissioni ospedaliere, non ci sono quelli a noi più noti, affetti da patologie respiratorie croniche come asma o broncopneumopatia cronico ostruttiva - dice il primario di Pneumologia dell’ospedale di Dolo, Manuele Nizzetto - perché la maggior parte di questi pazienti sembra non aver contratto il virus.
Sorprende che i pazienti respiratori si siano riacutizzati molto meno con l’arrivo delle prime infezioni respiratorie portate dal freddo. Probabilmente questo è avvenuto perché si sono tutelati. Non solo sono stati attenti a non contrarre il Covid 19 uscendo il meno possibile, mantenendo le distanze e utilizzando la mascherina: ma l’utilizzo di questi comportamenti ha allontanato anche il rischio di contrarre altre infezioni».
venerdì 30 ottobre 2020
COVID, ARRIVANO NELLE SCUOLE LE POSTAZIONI MOBILI PER I TAMPONI DELL'ULSS 3 SERENISSIMA
Giornata di piena operatività, ieri, per la "postazione tamponi mobile" dell'ULSS 3 Serenissima. Il camper attrezzato ha visitato, nella sola mattinata, quattro scuole nel Distretto sanitario di Mirano-Dolo, e la squadra che si muove con esso ha sottoposto a tampone una settantina di studenti delle scuole primarie e secondarie del territorio.
Il camper, dotato di postazioni di personal computer e attrezzato all'interno per la gestione anche amministrativa dei tamponi, ha svolto nella mattinata la sua doppia funzione: in un primo caso ha funzionato come supporto logistico all'attività dei sanitari, svolta poi a pochi passi, nella postazione riparata messa a disposizione dalla scuola; in altri istituti è diventato anche fisicamente il luogo in cui i bambini e i ragazzi, convocati d'intesa tra la scuola e l'ULSS, si sono sottoposti al test.
«Si tratta di una modalità particolarmente agile - sottolinea il dottor Alessandro Chinellato, referente per questa attività - e particolarmente funzionale per effettuare i test di verifica nelle scuole. Per l'effettuazione del tampone rapido servono pochi minuti per ogni ragazzo; l'esito è poi disponibile in una decina di minuti, e possiamo eventualmente avviare immediatamente anche la controprova con il tampone molecolare per la conferma dei soggetti risultati positivi al test rapido».
La "postazione tamponi mobile" dell'Ulss 3 Serenissima è a disposizione per ogni intervento che sia necessario svolgere in loco, quindi in particolare per gli istituti scolastici, ma anche ogniqualvolta sia necessario far giungere in una destinazione unica una squadra per un numero impegnativo di test.
Il camper, dotato di postazioni di personal computer e attrezzato all'interno per la gestione anche amministrativa dei tamponi, ha svolto nella mattinata la sua doppia funzione: in un primo caso ha funzionato come supporto logistico all'attività dei sanitari, svolta poi a pochi passi, nella postazione riparata messa a disposizione dalla scuola; in altri istituti è diventato anche fisicamente il luogo in cui i bambini e i ragazzi, convocati d'intesa tra la scuola e l'ULSS, si sono sottoposti al test.
«Si tratta di una modalità particolarmente agile - sottolinea il dottor Alessandro Chinellato, referente per questa attività - e particolarmente funzionale per effettuare i test di verifica nelle scuole. Per l'effettuazione del tampone rapido servono pochi minuti per ogni ragazzo; l'esito è poi disponibile in una decina di minuti, e possiamo eventualmente avviare immediatamente anche la controprova con il tampone molecolare per la conferma dei soggetti risultati positivi al test rapido».
La "postazione tamponi mobile" dell'Ulss 3 Serenissima è a disposizione per ogni intervento che sia necessario svolgere in loco, quindi in particolare per gli istituti scolastici, ma anche ogniqualvolta sia necessario far giungere in una destinazione unica una squadra per un numero impegnativo di test.
mercoledì 28 ottobre 2020
OSPEDALE DI DOLO, IL PD IN CONSIGLIO REGIONALE CHIEDE CHIAREZZA: «PROSEGUIRÀ LE FUNZIONI ORDINARIE?»
Il gruppo del Partito Democratico al consiglio regionale del Veneto chiede chiarezza per il presente e il futuro dell'ospedale di Dolo. Un'interrogazione a risposta urgente, firmata dalla vicepresidente del consiglio Francesca Zottis e dal consigliere Jonatan Montanariello, si fa interprete delle preoccupazioni espresse anche dal personale sanitario e dalla giunta comunale di Dolo, di fronte alla prospettiva che il presidio ospedaliero della Riviera del Brenta torni a diventare Covid hospital.
«Nella prima fase - scrive il PD - interi reparti, visite ambulatoriali, interventi chirurgici, terapie oncologiche ed esami clinici sono stati trasferiti in altre strutture, creando inevitabili disagi al personale sanitario e ai cittadini. Con la fine dell’emergenza, pur tra molte difficoltà, l’ospedale di Dolo aveva ripreso l’attività ordinaria. Ad oggi, con il crescente aumento dei contagi, il timore è che il nosocomio torni ad essere un centro Covid-19, con un ulteriori ricadute sulle prestazioni sanitarie ordinarie».
A distanza di mesi, dicono Zottis e Montanariello, «non sappiamo quali siano i piani sanitari di Regione e dell'ULSS 3 Serenissima. Non si conosce il numero di posti letto, strumenti e personale per ospitare i pazienti di Covid-19, e se potranno proseguire le funzioni ordinarie di un ospedale che deve garantire salute e cure ad un bacino di 120mila abitanti. Facciamo nostro l'appello affinché non si ripresenti la situazione della scorsa primavera: la Regione coinvolga maggiormente le amministrazioni locali nella riorganizzazione dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali».
«Nella prima fase - scrive il PD - interi reparti, visite ambulatoriali, interventi chirurgici, terapie oncologiche ed esami clinici sono stati trasferiti in altre strutture, creando inevitabili disagi al personale sanitario e ai cittadini. Con la fine dell’emergenza, pur tra molte difficoltà, l’ospedale di Dolo aveva ripreso l’attività ordinaria. Ad oggi, con il crescente aumento dei contagi, il timore è che il nosocomio torni ad essere un centro Covid-19, con un ulteriori ricadute sulle prestazioni sanitarie ordinarie».
A distanza di mesi, dicono Zottis e Montanariello, «non sappiamo quali siano i piani sanitari di Regione e dell'ULSS 3 Serenissima. Non si conosce il numero di posti letto, strumenti e personale per ospitare i pazienti di Covid-19, e se potranno proseguire le funzioni ordinarie di un ospedale che deve garantire salute e cure ad un bacino di 120mila abitanti. Facciamo nostro l'appello affinché non si ripresenti la situazione della scorsa primavera: la Regione coinvolga maggiormente le amministrazioni locali nella riorganizzazione dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali».
lunedì 26 ottobre 2020
I CARABINIERI ARRESTANO 56ENNE PER IL POSSESSO DI UNA PISTOLA RUBATA SEI ANNI FA IN FRIULI VENEZIA GIULIA
Venerdì 23 ottobre, nel pomeriggio, i carabinieri della Tenenza di Dolo hanno controllato per strada un 56enne del luogo e un 72enne padovano, entrambi con precedenti in materia di stupefacenti. Dalla perquisizione domiciliare è emerso come il più giovane dei due detenesse nel proprio garage un bilancino di precisione e una rivoltella calibro 357 magnum, oggetto di furto perpetrato in provincia di Gorizia nel 2014, con sei colpi del medesimo calibro nel tamburo e ulteriori 18 cartucce.
L'uomo è stato arrestato in flagranza per detenzione illegale di arma da sparo, e condotto alla casa circondariale di Santa Maria Maggiore in Venezia. Il 72enne invece è stato denunciato a piede libero perché trovato in possesso di un coltello: anche nella sua casa è stato rinvenuto un bilancino di precisione.
L'uomo è stato arrestato in flagranza per detenzione illegale di arma da sparo, e condotto alla casa circondariale di Santa Maria Maggiore in Venezia. Il 72enne invece è stato denunciato a piede libero perché trovato in possesso di un coltello: anche nella sua casa è stato rinvenuto un bilancino di precisione.
venerdì 11 settembre 2020
PIANIGA, RUBAVANO BANCALI PER RIVENDERLI: TRE ARRESTI DA PARTE DEI CARABINIERI DI DOLO
Ieri pomeriggio i carabinieri della Tenenza di Dolo hanno arrestato tre cittadini in flagranza di reato, per furto aggravato e ricettazione. È stato accertato come, a Pianiga, un addetto al magazzino di un'impresa che si occupa dei servizi di logistica, stoccaggio e trasporto della merce per una nota catena di supermercati, avesse aiutato un autotrasportatore a sottrarre un numero eccedente di bancali in legno. Successivamente, la merce è stata consegnata a un terzo soggetto, legale rappresentante di un'azienda che si occupa di rivendere pallet, con sede operativa in Marghera.
Nel deposito di quest’ultima società sono stati rinvenuti e recuperati in totale 8000 bancali in legno, del valore di 50mila euro, che sono stati sottoposti a sequestro. L’illecita attività in questione è molto redditizia: nel corso delle indagini, iniziate nel marzo 2019, è stato censito un ammanco di 95mila bancali dal 2017 ad oggi, per un danno stimato di oltre 500mila euro. Gli arrestati sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo, che è stato celebrato stamane al Tribunale di Venezia.
Nel deposito di quest’ultima società sono stati rinvenuti e recuperati in totale 8000 bancali in legno, del valore di 50mila euro, che sono stati sottoposti a sequestro. L’illecita attività in questione è molto redditizia: nel corso delle indagini, iniziate nel marzo 2019, è stato censito un ammanco di 95mila bancali dal 2017 ad oggi, per un danno stimato di oltre 500mila euro. Gli arrestati sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo, che è stato celebrato stamane al Tribunale di Venezia.
lunedì 7 settembre 2020
DUE ORTOPEDICI IN PENSIONE TORNANO A LAVORARE ALL'OSPEDALE DI DOLO
Due ortopedici ospedalieri in pensione tornano nel reparto dell'ospedale di Dolo in cui hanno lavorato da giovani, per dare il proprio contributo in un periodo storico che sta facendo i conti non solo con l’emergenza epidemica, ma anche con la difficoltà nel reperire nuovi ortopedici. «Il dottor Riccardo Armato - spiega il primario Paolo Esopi - sta lavorando assieme a noi da qualche settimana, dove aveva iniziato la sua carriera da specialista. Da pensionato ha deciso di ritornarci fornendo, sia agli utenti che a noi colleghi, una risposta di grande qualità ed efficienza». Accanto a lui, per quanto riguarda soprattutto la parte ambulatoriale, di recente in reparto è tornato a lavorare un altro ortopedico pensionato: è il dottor Angelo Majoni, già responsabile del servizio di chirurgia ortopedica pediatrica. «Sono professionisti - continua il dottor Esopi - che hanno raggiunto la settantina, ma non hanno niente da invidiare ai giovani medici: per esperienza e professionalità si stanno rivelando un’importante risorsa per questo reparto», li ringrazia il primario.
Armato è anche uno specialista esperto in artroscopia, tecnica mininvasiva attuata al ginocchio, come la ricostruzione del menisco e dei legamenti crociati. «Grazie a lui, qui a Dolo abbiamo ripreso a ritmo più veloce questo tipo d’intervento, che è abbastanza frequente ed è causato da traumi domestici e sportivi, ma anche da traumi da strada», dice Esopi. Il reparto dolese esegue quasi oltre 2mila interventi l’anno, tra traumatologia e ortopedia in elezione (interventi programmati e non d’urgenza): «Le fratture di femore – conclude il primario – riguardano soprattutto una fascia di popolazione anziana a cui viene data massima attenzione. Nel 2019 ne sono state trattate 348, di cui l'80.2% eseguite entro le 48 ore dall’evento traumatico».
Armato è anche uno specialista esperto in artroscopia, tecnica mininvasiva attuata al ginocchio, come la ricostruzione del menisco e dei legamenti crociati. «Grazie a lui, qui a Dolo abbiamo ripreso a ritmo più veloce questo tipo d’intervento, che è abbastanza frequente ed è causato da traumi domestici e sportivi, ma anche da traumi da strada», dice Esopi. Il reparto dolese esegue quasi oltre 2mila interventi l’anno, tra traumatologia e ortopedia in elezione (interventi programmati e non d’urgenza): «Le fratture di femore – conclude il primario – riguardano soprattutto una fascia di popolazione anziana a cui viene data massima attenzione. Nel 2019 ne sono state trattate 348, di cui l'80.2% eseguite entro le 48 ore dall’evento traumatico».
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